Papa Francesco Asti

La Tradizione

Papa Francesco Asti
Tradizioni popolari nella vecchia Asti
Possiamo dare al termine tradizione popolare la maggiore estensione possibile e comprendere in esso il linguaggio, il canto, le feste, la religione, la danza, il lavoro, il sentenziare del popolo, tutto quanto insomma investe la vita popolare negli innumerevoli aspetti che essa presenta, nelle cerimonie e nelle usanze che accompagnano la vita di un uomo. Protagonista il popolo nel significato più vasto; quel popolo che è tutto un tessuto di immagini e di proverbi, espressivo e religioso come quello di Omero, attivo e prudente come quello di Esiodo; quel popolo che ancor oggi accompagna ogni suo desiderio, ogni suo pensiero per il futuro con un riverente: se Dio vorrà.

Si tratta di quel popolo che parla per lo più il dialetto, in cui tramanda di generazione in generazione i suoi più significativi modi di dire. E’ infatti il linguaggio uno degli elementi più caratterizzanti di una gente, le cui espressioni continuano ad essere vive attraverso i secoli e ai presenti ricordano i tempi antichi e antichissimi di quel popolo di cui fecero parte i loro padri, i loro nonni, gli avi, i più lontani antenati.
Gli Astigiani di oggi non hanno difficoltà a comprendere espressioni idiomatiche come queste: a l’ha semper freid ai pé (felice comparazione con chi è così povero da aver sempre le scarpe bucate che rendono i piedi freddi ed umidi); oppure: l’han mangiaje fin-a le braje (riferimento un po’ compassionevole e un po’ ironico a chi si è lasciato portar via tutte le sue sostanze); oppure: fà ‘d patt ciair e parla poch (avvertimento che si accorda assai bene all’indole pratica dei piemontesi); e ancora: mostré ai gat a rampigné (satira della smania di insegnare a qualcuno cose di cui egli è già maestro); e tante altre espressioni che riguardano fenomeni meteorologici tra le quali questa: se pieuv al Vener Sant a pieuv Magg tutt quant, se pieuv nen s’la rama d’uliva, a Pasqua l’acqua a riva; altre riguardano la farmaceutica popolare, che talvolta argutamente s’infischia dei medici, tra le quali questa:chi a pissa ciair s’anfot di médich. Il concittadino Vittorio Alfieri fu motivo per gli Astigiani di una espressione che rimase a lungo viva tra il popolo: al giovane che studiava e prometteva ottima riuscita si soleva dire: testament d’Alfieri! (in modo veramente comico se si pensa che testament stava al posto di testa!). Un’altra espressione legata ad una figura leggendaria continua ancor oggi la sua vita, se le filodrammatiche locali (recentemente la Compagnia A. Brofferio) s’impegnano a riesumarne le vicende. L’espressione è questa: Gelindo ritorna! Gelindo ritorna! con cui si proverbiava colui che in procinto di partire non si decideva mai e poi finalmente se ne andava, ma per ritornare subito dopo e faceva ciò cinque o sei volte di seguito. Gelindo ritorna! E Gelindo simpatica figura di pastore che con le sue parole scherzose rallegrava i suoi compagni, ritornava effettivamente ogni anno, alla vigilia di Natale, nelle sacre rappresentazioni che si realizzavano presso le emblematiche capanne del Presepio.